Matisse
Matisse (Mercoledì 14 Febbraio 2007 Mathi - Lunedì 5 Luglio 2010 Torino) era un gatto bianco di razza persiana. Figlio di Pluto, un persiano bianco e blu, e Giada, una persiana bianca, era il primo di due fratelli della stessa cucciolata.
Fin dai primi giorni di vita Matisse ha cominciato a mangiare davvero tanto, consentendogli di lasciare la casa materna molto presto, all'età di poco meno di due mesi.
Durante i primi giorni di Aprile il suo nuovo padrone, il sottoscritto, gli ha fatto intraprendere un lungo viaggio in macchina, da Torino a Campodolcino, un paese di montagna in provincia di Lecco. Il viaggio è durato circa quattro ore, e Matisse non ha dato alcun segno di malore. Quello è stato il suo primo viaggio, in seguito ne farà molti altri, non presentando mai il minimo problema. Nella casa di montagna si divertiva molto a correre su e giù per il letto matrimoniale e la scala a chiocciola, giocando con qualsiasi cosa lo attraesse. La sera dormiva col padrone e la sua ragazza nel letto. La mattina si svegliava sempre prima dei due e si metteva a giocare coi loro piedi, mordendoli e graffiandoli.
Una volta tornato a Torino, Matisse aveva praticamente due case: una in via S. Antonio da Padova, dove stava col padre del suo padroncino, e una in via Carisio, dove la ragazza del padrone aveva affittato un appartamento per un anno.
Qualche mese dopo l'arrivo nella nuova casa, Matisse si era già ambientato e riusciva a raggiungere qualsiasi angolo dell'appartamento, anche i corrimano dei balconi.
Un giorno, mentre Luca (il sottoscritto) era andato all'università, il Matissone, che stava dormendo fuori sul balcone, è caduto giù dal primo piano, forse a causa del forte vento di quel periodo. Tornando dall'università il padroncino l'ha trovato tutto spaventato nel cortile di casa, assieme ad un signore che cercava di tranquillizzarlo, lo stesso che probabilmente l'aveva trovato in mezzo alla strada e riportato dentro casa. Il Matissone aveva avuto molta fortuna, ma aveva anche già perso una delle sue sette vite, in giovanissima età. Il veterinario aveva comunque rassicurato il padroncino che non c'era nulla di che preoccuparsi, solo il grande spavento per la caduta e una lieve ferita sul muso.
Per un po' di tempo gli era stato proibito di uscire sui balconi, per timore che potesse di nuovo cadere di sotto. Questa trovata del padrone e di suo padre non gli andava molto a genio, infatti appena uno dei due apriva una porta-finestra, si fiondava immediatamente fuori. Poco dopo però gli era stata di nuovo concessa la libera uscita, con la speranza che non accadesse di nuovo nulla di brutto.
Matisse iniziava a crescere molto, stava diventando un bel gattone adulto. Durante fine Luglio e inizio Agosto, dal momento in cui i suoi padroni erano tutti in vacanza, Matisse era stato portato nella sua casa estiva, con la mamma della ragazza del padroncino che lo accudiva. Nella sua casa di campagna estiva s'è sempre divertito, aveva un sacco di spazio per correre e giocare. Al ritorno dalle vacanze dei padroni, anche Matisse è stato riportato nella sua casa di Torino. Qui aveva imparato molto bene a salire e scendere dalla scala del soppalco della camera da letto del padroncino, che usava spesso per andare a dormire vicino a lui sul materasso e anche molto spesso quando faceva i bisogni fuori dalla cassettina per dispetto e sapeva di venir sgridato. Appena capiva che qualcuno aveva visto ciò che aveva combinato e alzava la voce per intimargli di non provarci più, il Matissone correva immediatamente su per la scala e si nascondeva sul soppalco.
Amava molto giocare a nascondino, era capace a farlo per ore intere consecutivamente. Quando lo si scopriva di sorpresa faceva un saltone in alto e scappava via correndo, per nascondersi nuovamente.
Verso il primo anno d'età aveva talmente tanti nodi nel pelo che il padrone è stato costretto a tagliarglielo a zero, gli era rimasta solo la testa pelosa, tra l'altro la parte più grande del suo corpo. Era stato preso di nascosto mentre dormiva e rasato per tutta la metà del pelo esposta, poi una volta svegliato, un po' controvoglia, s'era fatto tagliare il resto.
Una volta ricresciuto il pelo, girando in ogni angolo della casa era passato da bianco a grigio, se non in alcune parti del tutto nero. Così a questo giro gli è toccato fare il bagno, col padroncino e la sua ragazza che lo tenevano fermo nella vasca da bagno. Non gli è mai piaciuto molto fare il bagno, preferiva di gran lunga lavarsi da solo. Il problema con i gatti persiani però è proprio questo, lavandosi da soli mangiano troppo pelo e per loro può essere molto dannoso. Bisognerebbe spazzolarli ogni giorno e lavarli molto spesso, soprattutto fin da piccoli per abituarli a farlo.
Matisse era un gatto molto strano, aveva preso il carattere esattamente come quello del padroncino. Se lo chiamavi col suo nome o fischiavi, arrivava in un istante correndo, era dolce e affettuoso praticamente con tutti, ma se lo facevi arrabbiare o era arrabbiato di suo per qualsiasi motivo, non ci metteva più di un secondo a mordere e graffiare per fare male. Si può dire che gli piaceva farsi rispettare.
In casa a Torino iniziava a essere molto dispettoso, la cacca ormai la faceva sempre fuori dalla cassettina. Probabilmente c'era qualcosa che lo infastidiva, oppure la casa non gli piaceva più. Nella sua reggia estiva invece all'inizio faceva tutti i bisogni nella cassettina, poi ha cominciato anche qui a fare quello che voleva, cioè a fare la cacca dove gli capitava.
All'età di due anni i suoi padroni erano molto meravigliati dal fatto che non fosse ancora andato in calore, mentre il suo vecchio padre Pluto continuava ad avere figli in giro per il mondo. Così un pomeriggio il Matissone è stato portato nella sua casa estiva e gli è stata presentata una bellissima gatta persiana di tre colori, di nome Cindy. Purtroppo però non dava alcun segno di interesse nei suoi confronti, anzi cercava persino di graffiarla mentre si avvicinava. Dopo quest'ultima prova del nove, il padroncino aveva deciso di portarlo a far vedere da un veterinario spiegandogli la situazione, chiedendo se potevano esserci dei problemi al fatto che non andava in calore, oppure altro. A questo giro dal veterinario la risposta è stata un po' cruda da digerire: "il gatto è un castrato naturale". Con incertezza e dispiacere, il padroncino aveva riportato Matisse a casa a Torino, nella speranza di dimenticare l'incontro con Cindy.
Pochi mesi dopo il padroncino aveva cambiato casa, s'era infatti trasferito dalla sua ragazza a Remondato, in provincia di Torino, luogo tra l'altro della casa estiva del Matissone. Quest'ultimo stava diventando sempre più dispettoso e un po' cattivello, molto probabilmente a stare troppo tempo da solo a Torino, oppure a trascorrerlo con le domestiche peruviane, che lo disturbavano solamente mentre pulivano la casa. Il padroncino appena poteva andava a trovarlo, ed erano subito grandi feste. Matisse non lo perdeva un attimo quand'era a casa, lo aspettava davanti alla porta sentendolo arrivare, lo seguiva dappertutto, si faceva coccolare, e lo accompagnava fino alla porta con uno sguardo triste quando se ne andava.
Inevitabilmente, qualche settimana dopo, il padroncino l'aveva trasferito per un po' di tempo nella reggia estiva, la casa affianco a quella in cui ora viveva lui, reggia di proprietà della zia della sua fidanzata. Matisse era ormai convinto che quella fosse la sua casa, una delle tante, e quando era arrivata la zia con il suo cane, un bastardino di nome Rex, non c'ha pensato su due volte prima di rincorrere all'inizio quest'ultimo per farlo scappare e poi di mordere la zia ad un braccio.
Così è stato trasferito in un'altra casetta li vicino, la casa vecchia, una dimora un tempo abitabile ma ora abbandonata. Per Matisse andava più che bene, s'era già subito abituato, ed era anche molto felice di non avere cani tra i piedi.
Sopraggiunto l'inverno il Matissone è dovuto tornare nella casa di Torino, poichè la casa vecchia non aveva riscaldamento. Qui ha ripreso la sua vita di sempre, vedendo sporadicamente il padroncino.
Verso fine Maggio del 2010 la casa di Torino era stata venduta, così Matisse era stato costretto a trasferirsi nuovamente nella casa estiva, dove non erano più venuti la zia col suo cane. Appena arrivato s'era subito messo a suo agio, questa volta aveva la completa libertà di girovagare per il giardino e per il cortile della casa, divertendosi come mai aveva fatto prima. Passava l'intera giornata fuori, poi la sera tornava a dormire in casa. Non appena il padroncino usciva e lo chiamava, il Matissone gli correva immediatamente incontro.
Un giorno però non rispondeva più alle chiamate, facendo preoccupare non poco il padrone, che continuava a uscire ogni dieci minuti per chiamarlo, fino al momento in cui lo vide sotto una macchina accucciato a sfinge, che lo guardava con un'aria molto triste e il muso tutto sporco. Aveva litigato con un altro gatto nei dintorni della casa, ed era pieno di graffi e morsi su tutto il corpo. Il padroncino gli medicò tutte le ferite, e non ci misero molto a guarire. Di nuovo gli era stato proibito di uscire fuori di casa, proprio come quando era caduto dal balcone della casa di Torino ormai più di due anni prima. Nel frattempo, qualche volta, veniva portato nella casa del padroncino per fargli conoscere il fratellino, di un anno e mezzo più piccolo, di nome Simba. Quest'ultimo all'inizio gli soffiava se provava ad avvicinarsi troppo, poi col tempo si stava abituando ad averlo in giro per casa sua. Matisse dal suo canto non gli diceva mai niente, anzi gli miagolava e cercava sempre di andargli vicino ad annusarlo.
Proprio quando sembrava che si fossero abituati l'uno all'altro, Simba era stato male ed era stato subito portato in una clinica specializzata a fare esami e tutto quanto. Risultato: terapia intensiva e prognosi riservata. Il fratellino del Matissone rischiava di morire da un momento all'altro, aveva un'insufficienza cardiaca che gli aveva generato un edema polmonare, probabilmente di origine congenita ereditata dai genitori. Un mese prima era morto il vecchio padre Pluto, affetto da un'insufficienza renale, all'età di undici anni. Qualche mese prima invece era morta la madre Giada, all'età di sei anni. Ma queste sono altre storie.
Dopo quattro giorni di terapie in clinica Simba è tornato a casa, dove ha ritrovato il suo fratello maggiore, che questa volta non gli diceva niente, lo lasciava stare in pace accucciato in bagno sul tappeto o nella sua cesta in soggiorno.
Sabato 3 Luglio 2010 Matisse, probabilmente per l'eccessivo caldo, aveva cominciato a respirare in modo molto anomalo, facendo fatica ed emettendo degli strani rumori.
Il padroncino s'era subito preoccupato molto, avendo già passato poco prima la stessa cosa con Simba, ma vedendolo stare meglio non l'aveva portato subito dal veterinario o in clinica. La notte tra il 4 e il 5 Luglio il Matissone s'era sentito di nuovo male, questa volta più bruscamente, accasciandosi a terra disteso per lungo e respirando affannosamente. Il padroncino s'era svegliato dal rumore e gli è stato accanto per qualche decina di minuti, poi s'era ripreso e credendo fosse nuovamente l'afa e nient'altro s'era rimesso a letto a dormire. Il giorno dopo, verso l'una del pomeriggio, Matisse s'è alzato di scatto, è andato a fare la cacca nella cassettina del fratellino in bagno, poi s'è accucciato sul pavimento e ha cominciato a respirare di nuovo affannando, facendosi anche la pipì addosso. Il padroncino, spaventato da morire, l'ha preso immediatamente e insieme alla sua ragazza l'ha portato di corsa nella stessa clinica di Torino dove avevano portato il fratellino. Nel tragitto da Remondato a Torino, quasi un'ora di macchina, Matisse non faceva altro che miagolare straziato e contorcesi tutto, non riusciva più a respirare. Con una forza incredibile è riuscito a resistere fino alla clinica, ma una volta arrivati i medici hanno provato a fare di tutto per salvarlo ma non c'è stato niente da fare. Hanno detto che i polmoni erano pieni di liquido e non arrivava più ossigeno al cervello, il Matissone non ce l'aveva fatta. Ora è sepolto a Remondato vicino al suo vecchio padre Pluto, nella speranza che stia vivendo una vita più serena e tranquilla di quella che ha passato negli ultimi attimi.
Questo sito è un omaggio per te Matissone, grazie per avermi dato tutto quello che hai potuto. Un giorno ci rivedremo.